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Ilpostodellefragole
Nihil est magnum somnianti

22 gennaio 2009
Solo un ricordo.
"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce 
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce."

Pier Paolo Pasolini




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1 gennaio 2009
Dialoghi di fine anno

Isa: "Perché lui (...); e poi ti pare normale che non sia mai possibile (...), e poi non fa mai (...) e quando io (...)lui non (...)...
Ale: "Guarda ti capisco, anche per me è uguale, lui (...) poi quando io chiedo (...) lui non (...), e poi non si ricorda mai di (...)...

(Pausa)

A.: "Ho letto sul giornale che una ricerca dell'Università di Edimburgo ha stabilito che coloro che amano il cinema e guardano troppi film poi vengono influenzati negativamente nella loro vita di relazione perché hanno delle aspettative troppo alte riguardanti al vita di coppia".
I.: "Ma dai!"
A.: "Sì sì".

(...)

(...)

A.: "Ethan Hawke non lo farebbe mai. Cioè, lui si comporta sicuramente in modo diverso".
I.: "Sì, anche secondo me".

Buon anno a chi ancora crede che le cazzate siano il sale della vita. 



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2 dicembre 2008
Se la Chiesa non fa più, mai, il suo dovere.
Bisognava che trovassi il modo di segnalare, nonostante le compagnie telefoniche tutte tentino sistematicamente di boicottarmi (sono probabilmente controllata dalla C.I.A.), l'abominio della notizia di oggi. Protagonista come sempre il Vaticano che, non si sa con quale faccia, si oppone all'iniziativa presa dalla Presidenza dell'Unione Europea di depenalizzare l'omosessualità, ancora oggi considerata reato in molto paesi e, in alcuni casi, punita addirittura con la morte.
Secondo Monsignor Celestino, la valenza politica di questa depenalizzazione, che serve in realtà soltanto a salvare dalla galera -e dalla morte- persone che hanno l'unica colpa di avere preferenze sessuali ancora non socialmente sdoganate, avrebbe lo scopo di mettere alla gogna tutti quei paesi che non riconosceranno le unioni omosessuali come unioni di fatto.
L'obiettivo nascosto sarebbe quello di prenderla larga per cercare di equiparare le unioni gay ai matrimoni tra uomo e donna -abominio!!- e portare, di conseguenza, alla sparizione della famiglia così come inizialmente concepita da Dio (ma quando?) e, conseguentemente, all'estinzione della specie.
Più volte ho parlato di quanto io detesti la Chiesa, il Papa, le istituzioni religiose e non.
Ma tutto ciò è inaudito, insopportabile, inqualificabile, e che un organo come la Chiesa, che teoricamente dovrebbe avere i propri principi fondanti nella misericordia e nella carità, percepisca come priorità assoluta quella di difendere un dogma e non di salvare una qualsiasi persona, lo trovo inconcepibile.
Ci sono dei principi di incostituzionalità in queste idiozie?
Io credo di sì.
Sono pronta a firmare per lo smantellamento immediato del Vaticano.



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25 novembre 2008
Siamo alle solite.
Infostrada ci sta sabotando di nuovo. Vi chiedo scusa per i miei scarsi aggiornamenti.
Viva Obama.
Per ora.



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27 ottobre 2008
Elogio della follia
 

L'altra sera, a cena con tre amiche, ci siamo trovate a parlare, come sempre, di storie finite male. Nelle cene tra femmine di solito funziona così: si sceglie una storia andata a puttane, si condisce il tutto, in questo caso, con litrate di vino bianco e di amaro d'erbe, e poi si racconta, a chi ancora non la sa (di solito i bicchieri e le stoviglie in genere), la fine drammatica che ha subito la nostra relazione, il cui termine molto spesso coincide con una sorta di rinascita, per quanto non priva di strascichi.
In quest'ultima cena ho notato che, molto spesso, siamo solite associare ad ogni comportamento anomalo, ad ogni fidanzato scorretto, ad ogni azione terribile che ci viene inflitta, la parola "pazzo". Lo faccio anch'io, credo sbagliando, anche se il limite tra l'essere bugiardi, paranoici, insicuri, depressi,  e la patologia è spesso estremamente labile.
Ma il più delle volte non è così. Quest'estate sono andata a vedere uno spettacolo del Monni su Dino Campana, a Marradi. Quella cittadina così tetra, e nello stesso tempo bellissima, rinchiusa in una gola stretta e altissima, come a non far filtrare mai il sole, era perfetta per quello spettacolo. Perché io quando penso ai pazzi ho sempre un po' di timore reverenziale, perché pazzi erano Campana e la Merini, mica il primo stronzo che te lo butta nel culo.
Poi a un certo punto, me lo ricordo benissimo, il Monni ha detto:-"Perché gli amori tristi sono i più belli". Io credo di aver capito cosa intendesse. La malinconia, la frustrazione che si portano dietro certe storie, il senso di inadeguatezza che le accompagnano, l'incapacità di arrivare alla serenità, spesso ti entrano nelle ossa e non se ne vanno mai più. Ti cambiano, per sempre. Però c'è un senso di rivincita, nello stesso tempo, che si impossessa di te. C'è la ferma volontà di fare in modo di non incontrarne più, di amori tristi.
Perché negli amori tristi, spesso, non c'è niente della pazzia. I comportamenti infami, invece, sono invece tipici del genere umano più normale, del più piccolo direi.
Certi comportamenti, radicati in determinati esseri fino a esserne parte fondante e quasi esclusiva, non hanno niente di folle.
Anzi: credo che più siano sviluppati, più avvicinino i personaggi in questione alla normalità.
Rettifico: mediocrità. Non c'è niente dell'elevazione della follia, niente del suo essere oltre, niente di quell'aver capito qualcosa che tu non capirai mai. Certe cose sono così basse da guardare le cose da una prospettiva accidentale, quelle prospettive in cui la cima del palazzo è solo un punto.
La visuale di un insetto. La visuale dei pazzi non è questa.
La gente cambia?Per decenni ho pensato di sì, soprattutto pensando ai mutamenti di ordine sociale: la storia della "seconda possibilità" data ai delinquenti, ai carcerati, a chi ha rubato, a chi ha ucciso.
Poi però, forse contraddittoriamente, se penso al cambiamento nelle sfere private, penso che no, difficilmente gli uomini cambino. Se lo fanno, statene certe, non lo faranno con voi: il cambiamento spesso coincide con un'altra storia, un'altra donna (o un altro uomo), un'altra persona. Se il vostro ruolo è da sempre stato quello di colei che viene affondata, col solito uomo continuerete ad affondare. Di questo sono certa.
La pazzia è un alibi che creiamo a noi e agli altri. Nella cattiveria non c'è niente di folle.
Nel cercare di avere tutto passando sopra gli altri, non c'è niente di folle.
Forse folli siamo noi, che decidiamo di starci dentro, consapevolmente.

In un momento
 
In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose.
 
P.S. E così dimenticammo le rose.
 
 
(per Sibilla Aleramo)

Trovate uno stronzo qualsiasi capace di scrivere una cosa del genere, e poi potremo riaffrontare la discussione.




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2 luglio 2008
La rosa delle scelte
 Guardate, di Berlusconi io veramente non voglio parlare più. Perché fondamentalmente è lui la causa di questo prolungato silenzio.
Perché ogni volta che decido di scrivere un post su qualche minchiata che dice non mi basta mai il tempo: dopo mezz'ora ne ha detta una più grossa che mi fa incazzare ancora di più.
Allora decido di scrivere un post sulla seconda cazzata, ma dopo mezz'ora ne esce con una terza, e così via.
Non riesco a stargli dietro. Per davvero.
Quindi almeno per ora, e almeno pubblicamente, decido di gettare la spugna e di incazzarmi nel privato, e mi associo a "L'Amaca" di Michele Serra di qualche giorno fa, in cui si chiedeva se, per cortesia, non si potesse fare direttamente una legge che parasse il culo esclusivamente a Silvio Berlusconi, in modo che questo omucolo la smettesse di scassarci le palle.
Diceva proprio così Michele Serra, "scassarci le palle".
Si vede che non ne può più nemmeno lui.
A questo proposito, vorrei farvi vedere questo, in modo da ricordarci/vi/si/li che noi siamo una generazione di coglioni, me compresa ovviamente, e che mi vergogno di essere italiana ogni giorno di più, e probabilmente la prossima volta che andrò all'estero parlerò arabo o rumeno: correrò certamente meno rischi di essere guardata con disprezzo e sospetto.
Invece, vorrei parlarvi di altro.
Vorrei parlarvi del concetto di "nucleo familiare", riguardo a cui tutti ci scassano le palle (come insegna Michelino), perché in questo periodo ci sto pensando molto a causa di vari eventi, e sono giunta alla conclusione che, come dice l'Isa, anche riguardo a questo rientro nella categoria "altro", quel 4% che nelle statistiche viene considerato talmente ininfluente da non riuscire ad assegnargli nemmeno un colore nelle legende.
Che tristezza che mi fo.
Ora, non arrivando agli estremi di "Parenti serpenti", credo che in linea di massima il nucleo familiare non faccia parte del mio D.N.A.
Voglio dire, il concetto di fidanzarsi, sposarsi, mettere su casa e fare un figlio -mi raccomando, necessariamente in quest'ordine- voglio dire, non che non mi piaccia, ma non ne sento l'impellenza.
No, non è nemmeno questo; la mia domanda fondamentale è: soprattutto riguardo al concetto di abitazione, davvero non esistono alternative?
Quante volte ci siamo lamentati del fatto che una volta fidanzata la gente -se si ha la fortuna di vederla ancora- non è più la stessa?
E quante volte ci siamo lamentati del fatto che le persone accoppiate scompaiano dalla circolazione?
E quante volte ci siamo lamentati di non arrivare a fine mese, se in coppia, perché le spese sostenute sono troppe?
E quante volte ci siamo lamentati del fatto che i nostri figli non si sa chi debba andare a riprenderli a nuoto?
E quante volte nelle sere d'inverno ci scassiamo le palle e avremmo voglia di stare un po' con qualcuno che non necessariamente sia il nostro fidanzato?
E quante volte...eccetera.
Insomma, il succo l'avete capito.
Allora ho cominciato a pensare che, voglio dire, esistono alternative possibili, che come sempre però comprendono la compartecipazione di altri, e quindi ecco, risultano fattibili solo se si incontra chi la pensa come te.
Ad esempio, esattamente, perché non è pensabile, in Italia, soprattutto una volta che si è avuto un figlio (ma anche prima) vivere in più di due?
Due coppie amiche con un figlio a testa, esattamente, perché non possono vivere insieme?
Dividerebbero l'affitto, le bollette, il cibo, le serate, le responsabilità, i turni per riprendere i figli a scuola.
La vita sarebbe più semplice, più divertente, variegata, economica.
In forma allargata è stato inventato questo, che si chiama Cohousing: una forma di vivere sostenibile che comprende l'altro come parte integrante della propria vita, allontanandosi dal concetto totalizzante di coppia come siamo abituati a viverlo in Italia (ma non solo qui), entro cui sembra che non possa entrare nessuno se non dopo opportune e ripetute richieste d'ingresso.
Nemmeno a dirlo, il co-housing è nato in Danimarca circa trent'anni fa, ma da quello che ho capito mi sembra che il maggior successo lo abbia riscosso nel nord-europa e negli Stati Uniti.
Mi chiedo -non provocatoriamente, ma seriamente- quale sia la molla che ci porta a considerare la famiglia qualcosa di nostro -quale è- al punto però di escludere la possibilità che qualcun altro ne faccia parte, fermi restando i capisaldi dell'autorità genitoriale e della diretta responsabilità nei confronti dei propri figli.
Qual'è, esattamente? Qual'è la "forma di intimità" che non sia già garantita dall'avere una propria stanza?
Chi mi conosce sa che non sono una squatter. Ma l'idea di una comune -una comune vera intendo, ognuno con delle proprie responsabilità, dei compiti da portare avanti, non una comune intesa come varie persone che si fanno di tutte le droghe possibili in un ospedale occupato- mi sembra un'idea bellissima, e non particolarmente velleitaria.
Invece sembra fattibile più o meno come un mondo socialista, cioè zero.
Un po' mi dispiace.
Nonostante tutto mi piacerebbe che provassimo a pensare anche ad altre strade, per darci la possibilità di stupirci e di accogliere sorprese.
Forse ciò che ci hanno insegnato è solo una possibilità, e mi chiedo se a volte non la seguiamo per paura, piuttosto che per convinzione.



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 2/7/2008 alle 10:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
9 giugno 2008
Ciao Dino

...E bastava "Il sorpasso" per non dimenticarti.




permalink | inviato da ilpostodellefragole il 9/6/2008 alle 20:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
12 maggio 2008
No comment.
Forse dovrei dire qualcosa di sinistra di fronte a tutto ciò.
Questo marciume che dilaga a macchia d'olio, incurante di ciò che invade, come una bava di lumaca che ti entra dalle orecchie, di soppiatto.
Non è più solo una questione di politica.
E' una questione di persone.
Sì, lo so: dovrei dire qualcosa di sinistra, attaccarmi alla tolleranza, alla comprensione tipica di chi cerca di capire, di chi non si accontenta delle spiegazioni-standard che si utilizzano per spiegare fenomeni-standard alle persone-standard.
Dovrei.
Però mi viene in mente in modo compulsivo una scena.
Mi viene in mente Javier Bardem in "Non è un paese per vecchi", con quella bombola d'ossigeno, che gira bussando alle porte facendo buchi in testa alla gente.
Senza proiettile.
Un buco, così, che rende le teste delle persone dei simpatici spioncini.
Uno monta un vetrino davanti ai buchi, e mette le teste della gente montate sulla porta di casa.
Lo so che non è propriamente una fantasia di sinistra, ma a questo mi viene da pensare spesso in questi giorni: che tanta gente si meriterebbe di diventare uno spioncino.
E poi, in fondo, amico Javier, dimmi: quanto costerà mai una bombola d'ossigeno?







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7 maggio 2008
Nuclei cervellotici combattenti.
Se c'è una cosa che mi sta proprio sul culo è l'inconscio.
Prima di tutto nessuno l'ha mai visto, al contrario del fegato, del gomito o del cervello.
Quindi, se parto -da buona razionalista- dal presupposto che Dio non esista perché nessuno l'ha mai visto, allora perché dovrebbe esistere l'inconscio?
Chi mi conosce potrebbe obiettare che in realtà io sono portata a credere a cose molto più inesistenti rispetto a Dio, a cui alla fine credono più o meno tutti, come ad esempio le fate e il piccolo popolo intero.
Ma come qualcuno su qualche blog che non ricordo ha ben esemplificato in una magistrale serie di paradossi, le fate, gli gnomi e i folletti hanno come presupposto intrinseco quello di non farsi vedere dagli esseri umani, indi per cui il fatto stesso che essi non siano mai stati visti da nessuno è una condizione sufficiente per confermare senza ombra di dubbio la loro esistenza.
Voglio dire, quanto la Madonna di Medjugorie, almeno.
In ogni caso, l'inconscio, per quanto non esista, riesce comunque ad essere insopportabile.
Io ho imparato a non dargli ascolto. Perché voglio dire, la volontà e le ferme conclusioni derivate da anni di duro lavoro su sé stessi DEVONO valere di più di un fottuto sogno fuori posto.
Attenzione, non sto facendo opera di auto-convincimento: dare credito all'inconscio solo perché catalogabile tra ciò che non puoi controllare, legittimerebbe altresì anche tipo io che mi denudo e comincio a correre per la corte del mio condominio in preda ad un attacco di pazzia.
Anche la pazzia non si può controllare; ma avete mai sentito uno psicanalista dire che la pazzia vada alimentata a discapito della ragione?
Eppure andrebbe anche a loro vantaggio: ci sarebbero un sacco di pazienti in più.
Quindi, se io da sveglia sento delle cose che sento fermamente di poter tenere sotto controllo, se io durante il giorno arrivo a delle convinzioni, per quale motivo se io faccio un sogno che sembra smentire ciò a cui sono arrivata devo svegliarmi la mattina pensando che ciò che credo vero durante il giorno non lo sia?
Voglio dire: ciò che penso razionalmente -ma anche emotivamente- vale meno di ciò che il mio inconscio -che peraltro non esiste- mi suggerisce durante la notte rielaborando input a casaccio dopo un' impepata di cozze?
Mi sembra una gran cazzata.
Viva il cervello, abbasso l'inconscio.
Io tifo sempre per i perdenti.



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4 maggio 2008
Sul tempo
L'ineluttabilità può essere una bella sfida, oppure farti impazzire dal panico.
Le cose che non si possono cambiare e che nonostante tutto abbiamo o detestato furiosamente o amato perdutamente, quando non ci sono più, lasciano sempre un senso di vuoto che inizialmente sembra incolmabile.
Allora si pensa che, visto che quella cosa non tornerà, la nostra vita non sarà più la stessa.
Come se necessariamente fosse un fattore da combattere, il cambiamento.
Persino la natura ci ha riservato il più incontrovertibile dei processi: la vecchiaia.
Ma credo che spesso la saggezza non si nasconda dietro la lotta, ma dietro la serena accettazione che ciò che se n'è andato, andato davvero intendo, non tornerà più, e che con certe assenze si debba imparare a fare i conti.
Che contro l'evoluzione non abbiamo scampo.
Che il tempo che scorre, se si porta con sé tante cose, ce ne regala sempre altre, ci cura, ci purifica.
In fondo credo che il tempo, per quanto sia la nostra più grande condanna, sia anche la nostra unica, grande salvezza.

"Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va".
Eraclito, "Sulla Natura"




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30 aprile 2008
R E S I S T E N Z A
Il declino nazionale prosegue senza sosta.
In questo ultimo periodo, qualsiasi sia la trasmissione che guardo, devo cambiare canale.
Tutto mi sdegna.
I fucili di Bossi, Alemanno, le croci celtiche che sventolano, la prola "patriottismo" ripetuta compulsivamente.
Siamo rimasti in pochi, o forse lo siamo sempre stati, c'è poco da fare, e forse anche poco da disperarsi.
C'è da fare fronte comune, stare stretti stretti per ripararsi dal gelo come quei tipi che precipitarono sull'Himalaya, possibilmente cercando di non mangiarci tra di noi, ecco.
C'è da stare appiccicati, e non dispenderci, e tirarci pacche sulle spalle e dirci "arriveranno tempi migliori", anche se poi sappiamo che questi tempi non arriveranno mai.
Questo è stato il mio 25 Aprile, in una strada chiusa a Pistoia, trecento persone a pranzo incuranti del tempo nevrastenico, che sotto la pioggia cantavano "Il cielo è sempre più blu".
Domani è primo Maggio.
Resistenza.
Queste sono le nostre feste.
Quel rotto in culo di Dell'Utri non ce le porterà via.



E nemmeno questi altri, di rotti in culo.
Spero che Alemanno vi si ingroppi la mamma.
Una a una.
Abbiamo trasmesso: Lezioni di Galateo, Numero Uno





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15 aprile 2008
Meglio di niente...
Varrà poco, ma almeno protesto.
Speriamo che non ci sfrattino

 




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15 aprile 2008
E come sempre si fa...
...Adesso si tocca il fondo e poi si risale.
Mai così avvilita

P.S.Rivoglio il Granducato di Toscana



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14 aprile 2008
Ma ti prego...
Mi stanno dando la Lega al 9%.
Ci deve essere un errore.
Ci deve essere un errore



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14 aprile 2008
90: la Paura
Vabbé, dopo circa due mesi di discussioni, litigi, risse, dibattiti, riunioni, alla fine ho votato.
Ho cambiato idea circa un'ottantina di volte: ho pensato di astenermi, di votare Pd (per circa 12 secondi), di fare scheda nulla, scheda bianca, di rifiutare la scheda, di infilarci dentro una fetta di mortadella, di vendere il mio voto al miglior offerente (ma nessuno mi ha offerto niente), di cospargermi di petrolio e darmi fuoco di fronte al seggio elettorale, di mettere una bomba in Parlamento, una in Vaticano, eccetera.
Insomma, alla fine ho votato.
Ferrando.
Perché?
Uhm. La risposta che mi sono data è stata questa.
Non potevo votare Pd, perché Veltroni non mi piace. La sua è una coalizione piena di cattolici e di esponenti politici tra loro così diversi che in sede di governo, se mai vinceranno, non credo saranno in grado di trovarsi daccordo su niente.
Un film già visto mi pare.
L'argomento più usato da chi cercava di farmi votare Pd era che se non lo avessi fatto avrebbe vinto Berlusconi.
Ma
1)Berlusconi vincerà ugualmente.
2)Mi sono rotta le palle di questi voti dati per mandare a casa qualcun altro.
L'astensione è purtroppo qualcosa a cui non riesco a piegarmi.
Faustino potevo votarlo, in effetti.
Nonostante tutto lo amo ancora.
Poi però dentro di me ho pensato: Ferrando dice delle cose talmente poco attuali, è talmente fuori dal tempo, che sicuramente ciò che dice non lo dice per comprare la gente.
Se lo dice, vuol dire che ci crede ancora.
Ecco, l'ho trovato un po' fuori dalla morsa del compromesso.
Uno che parla ancora di borghesia e padroni, anche se mi fa un po' sorridere, non può non essere davvero comunista.
Lo so che il mio voto è andato completamente disperso. Ma non mi importa.
Il fatto è che comunque vada, sarà una catastrofe.
Queste elezioni mi hanno devastato psicologicamente.
Attendo i risultati con la consapevolezza di chi sa che un altro mondo, almeno qui in Italia, è impossibile.
Ogni epoca ha il proprio nemico da combattere: prima c'era la DC, noi abbiamo questa destra, così becera, sguaiata e disonesta, e la combattiamo con gli avanzi dei nemici di ieri.
Non mi resta che attaccarmi alla nostalgia della Rivoluzione.
In fondo, vivere proiettata nel passato è la mia specialità.



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7 aprile 2008
Lezione di filosofia numero 0
Stasera, alle ore 23 e poco più, ho sentito la primavera. Ha bussato al finestrino della mia macchina, Kaya s'è avvicinata al mio orecchio per affacciarsi meglio, ché anche lei la voleva salutare, e la Primavera è entrata.
C'è sempre un giorno dell'anno in cui la Primavera bussa, ed è sempre in tarda serata.
Nonostante sia un'accanita sostenitrice dell'estate e del caldo senza sosta e senza fine, verso la Primavera nutro un sentimento che non so spiegare.
Qualcosa di misto tra nostalgia e voglia di guardare avanti.
Tra ricordi da dimenticare e ricordi da ricordare.
La Primavera segna il naturale spartiacque tra ciò che è stato, e ciò che sarà.
E' una cascata in un luogo segreto.
E' il profumo dei tigli nelle notti non ancora calde, quando torni a casa col finestrino aperto e devi metterti il golfino.
(Finestrino e golfino fanno una rima obbrobriosa, lo so).
Sono le parole non dette per paura.
La Primavera resta segreta, anche se tutti la conoscono.
La Primavera è il mio inzio dell'anno: quando rimandi la resa dei conti a quando sarai più forte, dopo che il caldo ti avrà temprato.
Invece poi il caldo ti fiacca.
E rimandi la resa dei conti alla fine dell'anno.
Ma poi fa troppo freddo.
E quindi, la mia domanda è: ma questo tirar le fila della situazione, è proprio necessario?
Secondo me no.



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5 aprile 2008
Grazie
Mi è venuta la rosolia. Che non sarebbe niente di strano se non fosse che viene ai bambini di 6 anni.
Un po' di febbrina, un po' di macchiette addosso. Senonché, il terzo giorno non resuscitai, ma mi riempii di chiazze a forma di cartina del Wyoming.
Non erano mica chiazze da rosolia, quelle. Era come se un miliardo di zanzare mi avessero divorato, banchettando con le mie carni per poi dopo ballare sui tavoli.
In effetti, sulle mie gambe ho trovato anche qualche bottiglia vuota di mescal.
Un prurito insopportabile. Perché la rosolia da sola non bastava: ne ero uscita con troppa facilità perché il mio conto aperto col karma ne uscisse saldato.
E così, ecco giungere l'orticaria.
Corsa dal dottore, punturazza, più cura di una settimana a base di non so bene cosa.
In tutto questo, è nato Enea.
Il mio adorato Enea, il mio nipotino meraviglioso, è nato il 2 Aprile. E io non sono ancora potuta andare a vederlo perché che faccio, l'untore dell'ospedale??
Allora ve lo faccio vedere qui, il mio incantevole bambino.
Non vedo l'ora di cantargli gli A perfect circle per farlo addormentare, di regalargli i primi libri e la prima compilation...
Grazie e Gabriele e Giulia che mi hanno donato una gioia tanto grande...
Grazie a chi si è preso cura di me in questi brutti giorni pieni di medicine...
Grazie a questa primavera, che mi ha regalato Enea: per una volta, le cose sono andate come dovevano andare.




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2 aprile 2008
Quando la vecchiaia avanza...
 
elisa
se mai per caso non dovessi fare figli quando sarò vecchia e malata verrai a aiutarmi?
si si, davvero ci pensavo l'altro giorno
perché a me mi rimanete solo voi
a una certa età sì andrà a vivere insieme
anche a me
vedrai
per forza
si si, guarda te lo prometto
si pagherà la badante a mezzo
ahahah
:S
alla peggio ci si pagherà una badante a mezzo
se si sta male tutt' edue
ahahaha
oh madonna
ahahah
oddio lo stavi pendando anche te
ahahah
:|
non so se ridere o ammazzarmi subito
te che dici?
no ascolta, ero io quella che si ammazzava subito
te eri quella che mi facevi coraggio
ma almeno eliminiamo il problema della badante
no col cazzo
io da sola nn avrò i soldi per pagarla
io ci sta che dovrò anche andare a mangiare alla caritas con lo stipendio che mi ritrovo
ahaha
almeno per quello resisti
oddio gesù
insomma, devo dire che ci aspetta una bella vecchiaia
poi dice perché uno si fidanza a caso
è per risparmiare sulla badante
zitta
istinto di sopravvivenza
ochèi
alessia ma perchè stai dicendo tutto quello che ho sempre pensato e che te hai sempre disapprovato???????
^o) la cosa mi preoccupa
io cosa ho disapprovato scusa?
sulla mia visione così tremenda del futuro in solitudine
ma cosa vuoi disapprovare, io analizzo la cosa sperando che non vada così, però è sempre possibile che accada
in realtà spero che il mondo esploda prima
molto probabile direi
tanto anche se si trovasse qualche ometto
statisticamente morirebbe comunque prima di noi
oddio che ansia
infatti
tutte in questi giorni mi vengono in mente
meglio se more prima il marito, almeno ci lascia i soldi
si passa la vecchiaia in messico



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 2/4/2008 alle 1:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
1 aprile 2008
S' oo semo meritato.
 



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 1/4/2008 alle 19:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
26 marzo 2008
E poi come si fa a non avercela con questi ricchi.
Hanno beccato nuovamente 390 furboni che avevano messo i loro miliardi di miliardi di miliardi nel Liechtenstein, per la precisione a Vaduz.
A dir la verità, ecco come la penso sull'evasione fiscale: il fornaio sotto casa o il fruttivendolo che mi fa uno scontrino sì e uno no, non mi dà particolarmente noia. Sono poveri Cristi, per loro è solo un modo per andare avanti e arrivare a fine mese.
Però ecco, se te hai un conto nel Liechtenstein, allora vuol dire che non sei tanto un povero Cristo. Magari sei Cristo e basta, ma povero no. Io, per esempio, i soldi per andare nel Liechtenstein a mettere i miei soldi manco ce li avrei.
Ora, voi sapete perfettamente che se si riescono a recuperare quei soldi e a far pagare le tasse arretrate a questi figli di puttana probabilmente possiamo andarcene tutti in vacanza tre anni, costruire nuovi ospedali, nuove strade, nuove gastronomie per tutti.
Però so già come andrà: questa gente patteggerà, dirà che gli dispiace, che vuole fare pace col fisco, però dai, magari uno sconticino? E succederà com'è successo con Valentino Rossi, pagheranno una miserrima parte di quello che devono e sposteranno i loro conti correnti alle isole Cayman.
Per la cronaca, a me sono arrivati da pagare 8 euro per un errore di conteggio del commercialista.
Io glieli dò, eh.
Però magari volevo provare a chiedere: dai, ma magari uno sconticino?Perché Valentino Rossi sì e io no?
Ve ne dò tre di euro.
Potete pagarci i moduli e la busta che usate per spedirmi a casa la comunicazione in cui mi avvisate che vi devo dei soldi.
Collaboro.
Io credo che questa gente, i Cristi del Liechtenstein, siano la rovina del paese.
E quindi dal paese vadano estromessi.
Io ce li manderei a vivere, nel Liechtenstein.
Vediamo se poi vengono ad aprire un conto qui.



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 26/3/2008 alle 13:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
21 marzo 2008
Fletto i muscoli e sono nel vuoto!!
E' arrivato. Me l'ha fatto conoscere un amico comune.
Ci sono momenti nella vita in cui ti rendi conto che, finalmente, hai incontrato chi dovevi incontrare nel momento giusto.
E ti rendi conto che fino a quel momento hai vissuto senza, e non capisci come hai fatto.
Quando ci hanno presentati ero molto sospettosa. Me l'avevano dipinto come "un buffone", ma sapevo che in quanto super-eroe, non avrebbe mai potuto farmi del male.
L'ho trovato.
La scimmia con le orecchie da topo dei miei sogni.

                                           RAT-MAN.
             LA VOSTRA VITA NON SARA' PIU' LA STESSA.
             (PER QUANTO RIGUARDA LA MIA, SPERIAMO).

    

Un ringraziamento particolare a Carlotto, perché me l'ha fatto conoscere e mi ha portato anche a vedere le papere che dormivano.



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 21/3/2008 alle 19:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
12 marzo 2008
Sul femminismo e sull' "anche meno", nè
C'era una frase che avevo letto qualche tempo fa, di Simone de Beauvoir, che diceva pressappoco così: "Una donna libera è l'assoluto contrario di una donna leggera".
Questa frase mi ha fatto partire tutta quelle serie di connessioni neuronali tipiche delle frasi dense di qualcosa, di cosa non lo so, però ho sempre voluto scriverci un post senza sapere da dove iniziare.
Anche adesso non ho le idee molto chiare, ma ho voluto comunque cominciare a scrivere, perché insomma, intanto cominciamo a giocare, si mettono le pedine sul "Via!" e poi vediamo cosa succede.
(Io voglio il fiasco di vino. Compro Parco della Vittoria. Ehm)
Comunque. Ho cercato qualche altra notizia su questa Simone. E' stata essenzialmente una delle fondatrici del movimento femminista, filosofa, scrittrice, assolutamente avanti riguardo a battaglie sociali e civili. E' stata per una vita accanto a Sartre (scusate se è poco), radicalmente atea, assolutamente intrisa della vita culturale della sua epoca.
Una donna a volte isolata, proprio a causa del suo sguardo precursore (come spesso succede alle grandi menti).
Insomma, una donna coi controcazzi, come dicono in Francia.
Poi leggo questa frase, e penso. Intanto vediamo se sono d'accordo.
Sono d'accordo?
Boh.
"Una donna libera è l'assoluto contrario di una donna leggera".
Credo sia facile cadere nel tranello delle femministe compulsive. Del tipo, l'emancipazione sessuale ci ha davvero rese più libere?Sicuramente sì. Ma ha anche portato a tutta quelle serie di stereotipi ostentati che tanto sono frequenti nel nostro tempo. Come se tutto ciò che fosse lecito fare, andasse fatto.
Come se tutto ciò che apporti un temporaneo beneficio, fosse effettivamente terapeutico.
Questa non credo sia la verità. Perché la verità, grazie al cazzo (come dicono sempre in Francia), fosse così semplice da trovare non ci sarebbero stati secoli di filosofi a disquisirne, né su di essa né sull'essenza reale dell'essere.
E su varie altre cose che mica conosco tanto bene, la filosofia non l'ho mai studiata in modo approfondito, ehm.
Scadiamo tutti insieme, e speriamo che nessuno si rivolti nella tomba, aprendo una parentesi alla Bridget Jones che, giuro, ha lo scopo di portarvi altrove.
Il fatto è che ora noi donne possiamo darla a tutti, se vogliamo. Possiamo darla a chi ne abbiamo voglia. Il fatto è che secondo me questa libertà ci ha portato:
1)A darla anche a chi non ne abbiamo voglia,
2)A dire a tutti che l'abbiamo data,
3)A sciorinare nei particolari che quella posizione è meglio dell'altra e che siamo brave a fare questo, quello, per questo, questo e quest'artro motivo (come diceva Quelo, un altro precursore direi).
Le mie opposizioni alle succitate questioni sono queste:
1)E' veramente una buona cosa darla a caso?
2)Siamo veramente certe che alla gente freghi qualcosa del fatto che noi l'abbiamo data?
3)Siamo veramente sicure che questa tecnica di sovraesposizione sessuale (per quanto, in questo caso, verbale) sia -come crediamo- (sentite, lo credete, siate oneste) un richiamo sessuale nel caso in cui il nostro interlocutore sia un maschio, oppure un chiaro ostentare il nostro fichissimo affrancamento da secoli di subordinazione da parte degli uomini nel caso in cui la nostra interlocutrice sia una donna?
(Questa frase non l'avete capita bene, è troppo lunga e piena di parentesi. Rileggetela. Me la rileggo anch'io che è meglio).
Ora, sia chiaro, qui non si sta facendo un discorso di morale, figuriamoci. Per me tra adulti consenzienti si può veramente fare qualsiasi cosa.
E' che dietro quella frase, quelle due parole, "donna libera", credo ci siano tanti di quegli impedimenti, tanti di quei muri, di quelle barriere, di quei patimenti -anche generazionali, se vogliamo- da farmi credere che no: non tutte coloro che si proclamano libere lo sono davvero.
E' qui che penso: certo per "donna leggera" non credo Simone de Beauvoir intendesse soltanto "donna dai facili costumi".
Dietro quel "donna leggera" credo ci sia tutto ciò che viene riposto perché complesso.
Tutto ciò che viene rimandato perché faticoso.
Tutto ciò che non affrontiamo, perché troppo distante (o troppo vicino?).
Il sesso è interessante? Lo è.
Ma tante cose sono interessanti, eppure non se ne parla abbastanza. Anzi, non se ne parla mai.
Il sesso è la pellicola che usano le persone per coprire le parti di sé che sono più inermi, e per questo più attaccabili.
A volte l'ironia -scusa a cui attingiamo per non correre il rischio di essere crudi a sproposito nei nostri goliardici racconti di epiche gesta tra le lenzuola- ci rende caricature spesso peggiori rispetto a ciò che siamo davvero.
Il sesso rende liberi?
No: credo che solo chi sia veramente libero, sia in grado di fare del vero sesso.
Perché non c'è libertà, senza consapevolezza.
E non c'è consapevolezza, senza un effettivo esercizio della scelta.
Risposta:
sì, sono d'accordo.
Brava Simone.

Parte facoltativa:
(E vabbé, un po' brava anche a Bridget Jones, perché chiunque riesca ad avere Hugh Grant nel proprio letto -fosse anche per una sola notte- può anche permettersi di non farsi certe domande.
E con questa ho rovinato tutto eh. Uhm)
(Certo che da una che ha Guzzanti come guru spirituale che vi aspettavate??Io c'ho grossa crisi!!)
                 
                                              



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 12/3/2008 alle 19:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
10 marzo 2008
Viva Zapatero!
            Troppa felicità!!!




permalink | inviato da ilpostodellefragole il 10/3/2008 alle 13:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
9 marzo 2008
E famosela 'sta cazzo di risata.
C'è poco da fare, dormire -o quantomeno dormire bene- è una cosa che con me ormai fa tipo reazione chimica e esplode.
La cosa buona è che adesso mi sveglio la mattina e non mi girano più le palle ma mi viene da ridere, perché faccio dei sogni di una ridicolezza assoluta.
Dopo aver passato quasi un anno a sognare l'ex, e dopo aver finalmente smesso, il mio subconscio ha deciso di propormi sul menù della casa tutta una serie di sfiziosissime alternative connesse all'individuo in questione.
Stanotte, per esempio, ho sognato che esistevano tipo delle agenzie addette alla restituzione di oggetti alle persone che non volevi vedere tipo mai più.
Praticamente io andavo lì e c'era una specie di commesso al banco.

A.: "Mi scusi, io dovrei recapitare al mio ex questi oggetti".
(Poso sul tavolo una penna e un videoregistratore).
Commesso: "Ah, bene, una penna e un videoregistratore".
(Una penna e un videoregistratore??Ma perché??)
C.: "Allora facciamo un pacchettino, eh".
A.: "Guardi che non è un regalo, devo solo renderglieli".
C.: "Mi scusi ma noi facciamo il pacco regalo comunque".
A.: "Ah. Vabbè".
(Il commesso fa un grazioso pacco regalo con un fiocco rosa).
C.: "Adesso le ricamo un fazzoletto di pizzo".
A.: "Come, scusi?"
C.: "Il fazzoletto di pizzo. Noi ricamiamo sempre delle cose su un fazzoletto di pizzo".
A.: "Ehm...e quanto costa?"
C.: "Non si preoccupi, è tutto compreso nel sogno".
A.: "Ah, menomale".
(Il commesso cerca tra vari fazzoletti e ne prende uno in cui sono ricamate, in due angoli, la lettera "V" e la "E").
A.: "Mi scusi...Ma perché la V e la E?"
C.: "E che ne so...Il subconscio è il suo. Veda di scavare un po'".
A.: "Ma scavare cosa!!Mi scusi eh, ma la restituzione è mia!!Non prenda iniziative!"
(Il commesso fa finta che io non esista -strano- e inserisce il fottuto fazzoletto nel pacco regalo).
C.: "Adesso lo chiamiamo. Come si chiama il suo ex?"
A.: "Daniele. Mi scusi, ma lo chiama per fare cosa?"
C.: "Per dirgli di venire a prendere il pacco".
A.: "...Ma come?Non glielo consegnate voi?E allora a cosa servite??"
C.: "Guardi che queste non sono mica le poste.Noi ci occupiamo del pacco e del fazzoletto".
A.: "Ma io non lo volevo nemmeno il fazzoletto!"
(Il commesso compone il numero)
C.: "Sì?Pronto?Daniele?Salve...Qui è l'agenzia di restituzione oggetti...Ci sarebbe un pacco da ritirare da parte di una certa Alessia...Come Alessia chi?Guardi che se non lo sa lei...Come dice?Adesso è con la fidanzata?Viene lei a ritirarlo?"
(Io intanto mi sbraccio facendo segno di no in modo convulso e chiaramente stizzito).
C.: "Sì...sì, va bene...arrivederci."
A.: "Mi scusi, ma è impazzito?Ma se volevo far ritirare il pacco dalla fidanzata glielo dicevo!"
C.: "Non poteva comunque. Lei non sa nemmeno come si chiama la fidanzata."
A.: "...Ma cosa c'entra..."
C.: "Guardi che sarà qui a momenti, le consiglio di andarsene".
A.: "Pure. Guardi, se vuole tirami anche un calcio nel culo si accomodi..."
C.: "Faccia poco la spiritosa e se ne vada".

A questo punto mi allontanavo dall'agenzia restituzione e mi sedevo in macchina e mi mettevo a frignare, non si è ben capito per cosa, forse perché avevo scoperto che il commesso mi aveva truffato e c'era una maggiorazione prezzo per il fazzoletto di pizzo.
Intanto arriva la fidanzata di Daniele che, dopo aver ritirato il pacco, pensa bene di scorgermi e di entrarmi in macchina per conversare, con mio estremo giubilo.

A.: "Scusa, anche no".
Fidanzata: "Ma io voglio solo parlare".
A.: "Mi fa molto piacere, ma tipo, anche no, per davvero".
F.: "Perché sei così ostile nei miei confronti?"
A.: "Ma in questo sogno sono tutti fuggiti dalla neuro. Ma che cosa vuoi?"
F.: "Volevo solo dirti il mio nome. Mi chiamo Carolina".

Segue conversazione priva di senso di cui ho rimosso i contenuti.
Carolina. Io il nome di questa non lo so, certo che Carolina gli si addice.
Ehm.
Sull'annosa questione marzulliana sento di poter dare finalmente una risposta definitva:
"La vita è un sogno, o i sogni aiutano a vivere meglio?"
Risposta:
La vita è un sogno?
Fortunatamente, no.
I sogni aiutano a vivere meglio?
Sfortunatamente, no.

Dio, perché non ho i soldi per un analista.
Ma io lo so, sai. La ruota gira.
La.
La.
La.




permalink | inviato da ilpostodellefragole il 9/3/2008 alle 14:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
4 marzo 2008
Gnaafà.
Ha già detto tutto Michele Serra nella sua splendida Amaca di oggi. Il sunto è che questo Fabrizio Corona, rincorso dalla volante in autostrada dopo aver pagato un pieno all'autogrill con soldi falsi di cui la sua Bentley era piena, ormai, impietosisce anche i suoi più acerrimi nemici (tra cui mi includo vivamente).
Lo vedo che arranca con la polizia, questo ragazzotto lampadato e tamarro fin dentro il midollo, cercando una giustificazione plausibile al fatto di avere una valigia piena di banconote contraffatte.
E pensare che l'altra sera l'avevo anche timidamente difeso: "Vabbé", avevo detto, "magari non lo sapeva che erano false"...
Ci ho provato, Fabbrì, a paratte er culo, ma questo è l'individuo indifendibile per eccellenza.
Sbandieratore di mediocrità, successi facili, amoralità, mutande dal terrazzo, promulgatore del "tutto ad ogni costo", amante dei soldi fino al punto di registrare sua moglie che lo lasciava e rivendere la conversazione a un settimanale di gossip (e se anche volessimo pensare che tutto era montato, vogliamo parlare anche dell'integrità morale di Nina Moric?Meglio di no).
Proviamoci pure a dire che chi fa soldi con la miseria altrui toglie ulteriore dignità a coloro che permettono -legittimandolo- questo scempio.
Perché sì, pari rabbia mi fanno coloro che le mutande di Corona se le comprano. Ma chi specula sugli spiriti semplici, per quanto cavalchi l'onda di questi poveri tempi meschini, non merita difesa, né soldi, né successo.
A Corò, te te meriti solo la galera.

"Corona pare il riassunto vivente di tutti i concorrenti di reality, di tutti i tronisti e gli avventizi da video e da rotocalco, di una intera leva di precari del successo sicuri di essere al mondo solo per raccogliere applausi. Dovrebbe fare rabbia, a pensarci bene mette solo una grande tristezza".
L'amaca, 4 Marzo 2008




permalink | inviato da ilpostodellefragole il 4/3/2008 alle 19:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
3 marzo 2008
A tutto c'è un limite
Io pensavo di essere di vedute aperte, ma continuano a mettermi alla prova ed era chiaro che prima o poi sarei capitolata.
Platinette posa nuda per Pride, il mensile gay italiano, e dichiara:

"Ho cercato di dimostrare che chiunque può essere 'desiderabile', anche se fuori da un modello di riferimento".
(Ecco, esattamente..come?!?)

Perché è necessario sempre spingersi oltre?Perché si sente sempre il bisogno di travalicare, oltrepassare, scavalcare?
E' davvero questo essere autentici?
Il limite tra l'autoironia e il cattivo gusto alle volte è davvero sottile.
Oggi sono triste, e 'sta cosa mi ha dato il colpo di grazia.
Macerie su macerie.
E come dicono i MINISTRI (geniale gruppo milanese):
"Quello che abbiamo è quello che ci resta".
Niente di più vero.
A risentirci.


 





permalink | inviato da ilpostodellefragole il 3/3/2008 alle 19:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
1 marzo 2008
Campagna elettorale
                              

Albe: Ma secondo te cosa intende? "Pensate a quale paese in cui emigrare?"

Eh, po' esse.



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 1/3/2008 alle 3:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
26 febbraio 2008
Se li conosci li eviti.
L'altro giorno, tornandomene a casa dopo aver portato fuori Kaya, mi sono accorta -poffarbacco- che un'astuta coppia di testimoni di Geova stava sostando di fronte ai citofoni del mio palazzo. Accortami del malaugurato inconveniente, ho tentato di prendere tempo riportando Kaya a fare una passeggiatina nel giardino condominiale, in modo da tenere sotto controllo i loro spostamenti.
Dopo essermi accorta però che i testimoni di Geova non avevano alcuna intenzione di andarsene prima di 4-6 ore, ho preso il coraggio a quattro mani e sono partita in quarta, dirigendomi con fare sicuro e frettoloso verso il mio portone, mentre i suddetti testimoni di Geova continuavano come loro solito a farsi mandare affanculo da tutti i condomini del numero 27 di Via Caruso.
Gli argutissimi t.d.g. consistevano in n.ro due vecchini in pensione, uno piuttosto loquace di nome Cosimo, l'altro occhialuto e bassino, molto silenzioso, nome non pervenuto, probabilmente la guardia del corpo.
Questa è la conversazione che ne è seguita, a conferma della mia proverbiale tolleranza (?!?) e della mia capacità di interloquire con la diversità, anche quando è parecchio diversa.

Cosimo: "Salve. Possiamo..."
Alessia: "Sono atea".
C.: "Sì, ma noi vorremmo solo..."
A.: "Ma io sono atea".
C.: "Ma io voglio solo parlare".
A.: "E parliamo. Io però sono atea".
C.: "Che bel cagnolone..."
A.: "E' una femmina. E' atea pure lei".
C.: "Ah, bene".
A.: "Mi dica, signor..."
C.: "Cosimo, mi chiamo Cosimo".
A.: "Piacere Cosimo, io sono Alessia".
(segue stretta di mano).
C.: "Siamo qui per..."
A.: "Sì, lo so perché siete qui. Io vorrei solo farvi risparmiare il vostro tempo, tanto non ho nessuna intenzione di diventare credente".
C.: "Ah no, eh?"
A.: "No".
C.: "E perché, se posso permettermi?"
A.: "Perché sto bene così. Non ne ho bisogno".
C.: "Ma c'è stato un momento in cui hai creduto, sì?"
A.: "Credere in qualcosa è solo una questione geografica. Ti impongono il tuo Dio appena nasci, e il Dio cambia a seconda della zona. Non vi fa pensare il fatto che esistano tre monoteismi?"
C.: "Beh, ssssì, ma..."
A.: "Cosa vi fa credere che starei meglio se credessi?"
C.: "Beh, la preghiera porta conforto, credere in qualcosa dà sicurezza..."
A.: "E cosa vi fa credere che io non creda in niente? Solo perché non credo in Dio? Io credo in molte cose".
C.: "Non lo metto in dubbio, ma..."
A.: "E perché dovrei cercare sicurezza in qualcosa che non vedo? Anzi, in qualcosa che nessuno ha mai visto?"
C.: "Guarda, se posso permettermi, ti leggerei questo passo della Bibbia..."
A.: "Leggi, leggi".
(Segue lettura di un passo della Bibbia).
C.: "E gesù disse: pregate in solitudine..."
A.: "Ecco, appunto. E' quello che credo anch'io. Ma se credere e pregare sono attività così personali e intime, perché voi siete qui? Io lo capisco che voi lo facciate per il bene altrui, ma non vi sfiora l'idea che la strada verso la serenità posso essere diversa per ciascuno di noi?"
Omino silenzioso: "Beh, in effetti..."
A.: "Perché partite dal presupposto che credere renda persone migliori? Non pensate che possano esistere famiglie atee -o comunque laiche- che possano comportarsi in modo integerrimo e famiglie cattoliche che possano compiere le azioni più vergognose?"
C.: "Sì, certo, ma..."
A.: "Allora il problema non si pone. Non è stato Gesù a fare appello al libero arbitrio? Io ne ho fatto uso, e ho deciso di non credere a una parola. Non credo nella Chiesa, non credo ai miracoli, non credo alle apparizioni, non credo a Satana, sono a favore dell'aborto, del divorzio, del riconoscimento dei diritti civili per gli omosessuali, dei Pacs, dell'eutanasia e voglio i cattolici fuori dal Governo".
C.: "..."
A.: "..."
Omino silenzioso: "Ehm..."
C.: "Sei stata molto gentile...magari ripassiamo..."
A.: "Prego, prego. Tornate quando volete. Vi offro un caffè".

Qualcosa mi dice che non li rivedrò più.
Peccato.
In fondo erano simpatici.




permalink | inviato da ilpostodellefragole il 26/2/2008 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
20 febbraio 2008
Grande la confusione sopra e sotto il cielo osare l'impossibile...osare...osare e perdere
Fidel se ne va in pensione, ed è incredibile -e forse anche un po' patetico per chi non riesce a raggiungere picchi di nostalgia patologici come i miei- come una notizia del genere, di cui tra due giorni nessuno si ricorderà più, possa far scatenare inanellamenti di pensieri a rotazione, di cui l'immagine più rappresentativa mi sento di poter dire possa essere un lungo piano sequenza su tipo un cimitero abbandonato.
Le cose finiscono. Tornano ciclicamente, sotto altre forme, e credo si possa affermare con sicurezza che non sia il celebre concorso al ministero dei CCCP a segnare la maturità, bensì la consapevolezza che ciò che ci ha reso felici torna sempre sotto altre vesti non più riconoscibili, ciò che ci ha deluso torna sempre, invece, cercando di farci credere di essere diverso, quando è in realtà la fotocopia della delusione precedente.
In questi giorni sto leggendo molto.
Ho rispolverato il compromesso storico, l'omicidio di Aldo Moro, la strategia della tensione, in vista di un prossimo inciucio di dimensioni colossali. Ma tutto mi sembra decontestualizzato. Sarà che sono passati quasi quarant'anni? La "Conventio ad excludendum" di Berlinguer, che cercava una strategia delle alleanze per scongiurare colpi di stato, ormai sembra leggerissimamente datata, e in alcuni momenti mi sembra che la forza politica da tener fuori da questa catastrofe sociale siano proprio gli elettori.
Sto pensando a lungo a queste elezioni che sono tornate senza avvisarmi, almeno chiamatemi a casa, fatemi preparare, a me due mesi scarsi non bastano, non più.
Nella mia testa si materializzano immagini di me nelle varie situazioni possibili.
Io che vado a votare e scrivo frasi rivoluzionarie sulla scheda elettorale, annullandola.
Io che il giorno delle elezioni cerco di stare a casa sforzandomi di convincermi che sia un giorno come tutti gli altri, e che per far calare lo stress, come la mamma di Ascanio Celestini, pulisco sul pulito fino a consumarmi i gomiti.
Io che vado a votare e voto di nuovo Faustino, lo stesso Faustino che ha rinunciato, per due manciate di soldi in più, alla militanza, costretto dalla sua stessa avidità a dire cose che non pensava imprigionato dalle sue vesti istituzionali.
Io che vado a votare facendo prevalere la mia parte responsabile, quella che ha capito che la politica è compromesso, e che vota Pd tirando fuori dallo zaino il secchio per vomitare pensando a Rutelli e alla Binetti.
Quest'ultima immagine, devo dire, è piuttosto disturbata, credo ci sia qualche interferenza.
Io non so voi, ma io non sto bene. So benissimo che il mio miserrimo voto non vale un cazzo, ma vale per me.
La democrazia è già di per sé il meno peggio di tutti i possibili sistemi di governo attuabili. In fondo non è che una dittatura della maggioranza, a cui deve sottostare anche la parte che non l'ha votata.
Però questa abbiamo, l'abbiamo conquistata con tante battaglie, e rinunciare al voto, per quanto ad oggi sia un gesto comprensibile di fronte a questo sdegno generalizzato, non ci rende diversi da chi non va a votare da una vita fottendosene delle sorti di questo triste paese.
Votare il meno peggio, poi, è un gesto di responsabilità o di codardia? Se poi -com'è probabile- le cose non dovessero andare come ci aspettiamo, con chi ce la rifaremo? Non avremo espresso un giudizio, e quindi saremo fuori causa.
Non avremo partecipato, e privandoci del diritto di esprimere un parere, le nostre opinioni perderanno di forza, forse anche di credibilità.
So bene che il nostro panorama politico è disarmante. Rispetto chi, per incapacità di sottostare ai meccanismi deviati di questa classe dirigente, deciderà che tra due piatti di merda preferisce digiunare.
Ma io non credo di farcela. Tante volte nella vita mi sono trovata di fronte a dei bivi, sapendo qual'era la strada giusta da prendere, ed ho preso l'altra, perché la strada giusta non mi apparteneva.
Ho difficoltà, oggi, nella comprensione del termine "passività".
Mi sento arresa, pur volendo esercitare un mio diritto.
Mi sento persa.
A dir la verità, mi sento anche triste.
Ma forse la verità è una sola.
Ed è che non voglio vedere altre macerie, ma se dobbiamo colare a picco voglio la mia parte di responsabilità.



permalink | inviato da ilpostodellefragole il 20/2/2008 alle 14:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
15 febbraio 2008
Un' ottima campagna pubblicitaria contro l'anoressia.
 ...Ossia una ciafregna di non più di 40 chili che si rotola in una vasca piena di spaghetti semi sconditi.
Il fatto che sia stata scelta per questo tipo di messaggio una a cui passa un tram in mezzo alle gambe mi è sembrata una scelta veramente acuta.
Propongo un'idea similare per la campagna elettorale dei nostri politici.
Li candido per una campagna contro la stitichezza.
Essendo in vigore la par condicio mi sembra giusto fare a turno: un po' noi, un po' loro.

                             




permalink | inviato da ilpostodellefragole il 15/2/2008 alle 22:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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